1. La Luna della Scogliera

Io “Sono il rumore del mare” che ad Occidente, senza requie alcuna, batte, uggia e fiacca i torrioni di pietra della costa. A questo estremo lembo di terra ci hanno spinto le bramosie degli uomini. Qui siamo giunti all’estrema difesa, impugnando la Vita come nostra sorella, pronti a lasciarla andare nell’ultimo viaggio. Compagni miei, fratelli, coraggio, siamo attesi. La grande Luna della Scogliera è lì e ci provoca al Viaggio.

Noi – anime perdute tra i venti tesi – i dolenti di ogni dolore, gli amari di ogni amarezza, gli stanchi in ogni fibra di ogni stanchezza, i custodi di un mondo finito… per saggiare il ritorno. Non c’è più furore nei nostri spiriti purificati, non la brama di vendetta o potere, o la cupa passione ad infiammarci. Non c’è più il desiderio.

Di fronte a te, silenziosa Signora, riconosco i contorni della mia anima denudata. A te mi affido, fedele compagna d’ogni segreto turbamento; a te consegno con riconoscenza le mie mani febbrili sotto questi occhi vuoti, che non cedono ancora al non vedere.

Messaggeri son giunti da lontano, cangianti di sogno nel ricordo, e ci spronano ad intraprendere queste misteriose vie d’acqua, dover infine giungerà il compimento.

E siamo qui, dopo aver restituito alla Terra quanto più non ci apparteneva: gli ardenti sogni della prima Aurora, quando ogni destino appariva possibile; le profezie di un’Alba ancora incerta di nebbia, così pregna dell’annuncio – tanto temuto e rimandato allora – dell’offerta di sé.

Ma noi sapevamo, ed è per questo che abbiamo lasciato il conforto di ciò che siamo stati, delle piccole cose a lungo attese, quelle che hanno temperato di tenerezza le vampe dorate del meriggio.

Ed abbiamo preso commiato dall’amore devoto e ritrovato negli attimi.

Ed abbiamo lasciato i nostri figli tra le braccia amorevoli della Madre di tutti, affinché il loro tempo – ancora acerbo – celebrasse il dorato ritorno del futuro.

Ed abbiamo salutato i forti compagni delle grandi gesta, partecipi com’eravamo di quel sottile transito comune, e del gesto, compiuto e poi sfumato, dell’addio.

E siamo qui…

“Madre è l’ora…

La gradinata è bianca di luna

Dammi la mano

Sosterrà il passo più lento la mano più forte.

L’Aria è indaco

E la morte la sento cantare un canto di culla.

Madre…Madre…è l’ora!

La gradinata è bianca di luna

Dammi la mano e andiamo

…e piangi, piangi, piano”. [B.Secchi]

 

A lungo viaggiammo, come pellegrini, sulle strade del mondo, sorreggendo l’un l’altro il reciproco passo, e a lungo ripensammo alle antiche promesse che furono dei nostri padri, e attorno alle quali rafforzammo l’intento confortando il cammino.

E qui, su queste rive tonanti, mentre l’onda selvaggia si frange sull’antica fronte petrosa, e la roccia percossa echeggia del richiamo dello Spirito, giunge l’ora in cui noi, anime compagne, vulnerate dai segni della vita, potremo tornare ad essere finalmente linfa e pane per queste onde, fertile limo a tracimate sponde. Solchiamo dunque le vie segrete, perché in esse ogni affanno troverà il suo senso e la sua requie, e sotto la scintillante superficie, densa di brillantezze oltre ogni dire, il buio nutriente avvolgerà le scure fonti dell’immenso mare, solo per rivelarci come anch’esse siano luce, d’una forma e natura ultramondana.

Quando il solco lasciato dall’aratro, diverrà stria iridescente di meduse; quando il carro da guerra calcherà, invincibile, lo specchio teso della marea, solo allora il viaggio potrà dirsi concluso e schiuderà, come miraggio atteso, ogni arcana meraviglia, e le squassanti onde lambiranno, ormai paghe, spiagge remote e ritrovati approdi…

 

“…La grande cortina di pioggia di questo mondo si apre, e tutto si trasforma in vetro argentato…e poi lo vedi…bianche sponde e, al di là di queste, un verde paesaggio sotto una lesta Aurora”. [J.R.R.Tolkien]

 

Così esplorai sereno i passi antichi della memoria, e, senza saperne origine o portata, percorsi la trama di ogni suggestione, per come ne avvertivo l’urgenza, e salutai come amici ritrovati i battiti del mio cuore. D’argento furono i miei pensieri, e memorabili, come lo scorrere cristallino alle sorgenti; e mentre attendevo fiducioso il compimento dei segni, magi silenziosi custodivano, con amore e saggezza, l’ingresso misterioso dell’Eterno.

 

“Che tu sia benvenuta Luna della Scogliera! L’anno varca il confine tra Luce e Oscurità, le forze della crescita dormiranno sui mari dell’Altromondo. Anche noi ci volgiamo all’interno, per riempire le nostre anime del buio nutriente oltre il nostro sé”. [A.Kondratiev]

 

Andrea "Roccia Che Canta" Raspi, counselor ed educatore. Fondatore dell'Associazione Casaruota

Andrea Roccia che Canta

Educatore e divulgatore di pratiche sciamaniche nativo-europee. Co-fondatore dell’Associazione Culturale Casaruota, guida percorsi di crescita, cerchi e riti della tradizione animista.

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