La catastrofe spirituale cui stiamo assistendo su questo piano della realtà deriva, tra varie altre concause, da quell’insana frattura che ha separato l’uomo dalla Natura, elevando il primo a misura, senso e prospettiva della seconda. La religione del deserto ha fatto il resto, avocando a sé stessa ogni forma di spiritualità, e condannando all’insignificanza il Mondo, la Vita e la Natura medesima. Agli occhi della tradizione degli Antichi, ma anche del mondo greco-romano, un conflitto del genere non ha senso: l’Universo è pensato con un cuore, un gran corpo animato e sacro, manifestazione visibile (immanente) di una essenza invisibile (trascendente). Per l’uomo, conoscere l’Universo e partecipare, vivendo della sua natura, come forma eterna del creato, è il fondamento stesso della materia vivente e non vivente.
Tutto ciò che esiste e che chiamiamo realtà, costituisce pertanto un continuum molto più ampio e variegato del mondo dei corpi e delle forme visibili, racchiudendo in sé una parte non marginale di ciò che non può ascriversi al lavorio continuo dei nostri sensi.
Ciò che appartiene alla nostra moderna conoscenza è di fatto irreale perché si basa su teorie che in ogni momento possono essere contraddette, e queste possono essere di natura materialista (basate sull’uso dei cinque sensi o proiezioni tecnologiche di essi) oppure spiritualista, ma fondata su astrazioni ideologiche e rarefazioni cerebrali.
Per contro, nel mondo della Tradizione, la Natura non è “pensata”, ma vissuta e agita mediante l’esperienza dello Spirito (intuizioni, visioni ed ispirazioni trasmessi iniziaticamente), fino a riconoscere la somiglianza ontologica che sussiste tra anima dell’uomo e anima del mondo. Dei, Demoni od Eroi rivelano gli aspetti “fisici”, che rappresentano la conoscenza vivente dei misteri della natura e, quindi, delle forze del Sacro che agiscono in essa: pertanto, dalla materia sensibile stessa proviene la luce che è in grado di proiettarci a livello metafisico.
La scienza naturale è quindi, al tempo stesso, scienza spirituale, dato che la natura non è che un grado di manifestazione dello Spirito stesso, ed i Simboli, con cui ad essa ci approcciamo, non sono che aspetti e gradi di approssimazione all’unica conoscenza. La verità delle cose non è data pertanto dalla loro apparenza tangibile, ma dalla loro Anima invisibile.
Il dualismo imposto dalla religione del deserto (qualcosa di profondamente diverso ed estraneo ai culti autoctoni, dalla selva lussureggiante che ricopriva l’Antica Europa) ha spezzato tale unità ponendo in contrasto il Sacro ed il profano, lo Spirito e la Natura (per il cristianesimo considerata decaduta, regno del diavolo e fonte di perdizione).
Ritornare alla Scienza Sacra, cioè all’esperienza diretta e vissuta della Natura, vuol dire innanzitutto ritrovare tutto ciò che abbiamo perduto: valori, religiosità, atteggiamento nei confronti del divino.
In una parola la nostra Tradizione.
Sta di fatto, che quando si guarda la realtà senza lenti deformanti e riduttive, essa ci appare per quella che è, cioè un Cosmos unico e vivente, composto da un insieme di Forme legate tra loro da un rapporto funzionale ed organico. E forma vuol dire, anche e soprattutto, informazione; cioè sapienza, conoscenza, memoria, progetto genetico unico.
Al di là dei falsi miti, vecchi e nuovi, ci si accorge lentamente che per capire la “parte” è necessario comprendere il “tutto” esprimendo, con un diverso linguaggio, ciò che hanno insegnato i saggi “pagani” della storia dell’umanità.


