La Via del Cerchio propone una risposta antica a una crisi molto moderna: ricomporre gli opposti, recuperare l’istruzione originaria e ritrovare un’appartenenza viva e responsabile.
Sistemi complessi e limite dell’adattamento
La nostra umanità rappresenta oggi, sul pianeta Terra, quello che i dinosauri avevano realizzato nel Giurassico: un grande sistema complesso. Si era reso possibile il raggiungimento di un risultato così eclatante attraverso l’attivazione di “comportamenti autorganizzati”: adattamento ed equilibrio con l’ambiente tra ordine e mutamento…cioè tra Kosmos e Chaos!
Basta dare un’occhiata alla storia, per vedere come la parabola della nascita, apogeo e declino di questo o quel popolo, non sia altro che l’esempio di un sistema complesso finito fuori dalle “colonne d’Ercole” della sua funzionalità vitale, soggiogato in questo percorso autodistruttivo dal proprio e personale “canto delle sirene” (che sia rappresentato dalla brama di conquista o dalla corruzione infinita o dalla banalità di un mondo desacralizzato).
Per noi umani l’adattamento è sempre stato un’arma vincente, quella che ci ha permesso di colonizzare zone dove una permanenza su periodi medio/lunghi sarebbe stata da ritenersi fisiologicamente impossibile; parlo dello spazio, degli abissi del mare o delle vette delle montagne. L’adattamento e la flessibilità ci consentono ancora oggi di improvvisarci in situazioni altamente improbabili, attingendo senza risparmio alla nostra capacità inventiva.
Ma esiste un limite a questo processo?
Probabilmente sì, e forse riguarda proprio la capacità di dare valore e riconoscimento a tutto quanto esiste fuori dal nostro smisurato ego! Fino a quando riusciamo a mantenerci in equilibrio dinamico con l’ambiente operativo delle nostre alchimie, fino a quando cioè l’adattamento tiene conto della necessità di una coabitazione tra specie e di una comune e disciplinata frequentazione del “salotto buono”, la Vita sul pianeta Terra si sviluppa sinergicamente in modo meraviglioso. Quando invece tale comportamento “autorganizzato” si mostra insofferente alla condivisione, egoistico e totalitario, può portare ad un punto di non ritorno ed al conseguente spauracchio di un’estinzione di massa. Lo sappiamo, è già successo.
Come può accadere tutto ciò? E soprattutto perché?
Istruzione originaria e interrelazione
Un’ipotesi, che ci proviene dal mondo sciamanico, è quella della perdita dell’istruzione originaria, ovvero di quel pacchetto di competenze ed abilità, cui attingere per lasciare un’impronta personale, calibrata e significativa, su questo piano della realtà. Una quercia sarà coerente con le sue istruzioni fin da quando è una ghianda, un lupo non rinuncerà alla sua natura a nessun costo, un cristallo di rocca svilupperà i suoi effetti su ciò che lo circonda, per tutto il lungo corso della sua esistenza. Questo comporta una mirabile interrelazione tra le specie, che fa muovere e vivere Gaia – la Terra – come se fosse un gigantesco super-organismo. Quindi, per istruzione originaria, possiamo intendere una naturale attitudine, e il complesso relazionale che ne consegue, che si avvale di chiavi e codici e rituali di comprensione reciproca, per i quali il giovane leone sfiderà il vecchio maschio e chi sarà sconfitto si volgerà all’esilio ben prima della sua morte. Tutto questo sempre nel senso di una crescita e uno sviluppo progressivi e sostenibili.
Messa in questo modo la prospettiva non sembra propriamente accattivante, ma questo deve indurci ad operare in modi più consapevoli per ristabilire il bene comune.
Ricomporre gli opposti: l’eredità dei popoli nativi
I popoli nativi della terra, i nostri fratelli maggiori, ci hanno lasciato in eredità un sistema semplice ed efficace per vivere assieme: l’integrazione degli opposti. L’ interiore e l’esteriore, il sacro e il profano, il feriale e il festivo, lo spirito e la materia, la vita e la morte, l’eternità ed il tempo, la gioventù e la vecchiaia, la tristezza e l’allegria, l’intelletto e l’intuizione, l’analisi e la sintesi, io e gli altri esseri, io e l’ambiente, sono gli opposti tra i quali si snoda l’esistenza nel mondo fenomenico: il “dualismo”. Per l’uomo di ieri, ma anche per quello di oggi, la conoscenza della realtà consiste nella composizione armonica di queste coppie.
Per il Nativo non poteva esistere l’azione rituale scissa dalle pratiche quotidiane; ed il tempo festivo aveva i suoi spazi adeguati, inseriti profondamente in quello feriale. Così la gioventù e la vecchiaia, disciplinati dai riti di passaggio, si sviluppavano in stabile continuità. Il Nativo era sé stesso in tutte le cose che faceva, senza creare inutili separazioni tra interiorità ed esteriorità. Inoltre, la sua spiritualità animista, tendeva a riconoscere valore intrinseco ad ogni esistente naturale, sia che fosse un albero, un animale o una montagna. Ognuno di essi aveva un proprio posto ed un proprio ruolo, sinergico e rispettato per definizione. Al tempo stesso, il possibile conflitto tra tempo ed eternità, veniva ad essere composto nella Ruota del Tempo, l’eterno ritorno, la rigenerazione del ciclo.
La frattura moderna e il “tradimento della legge”
Ma la modernità ha segnato come insanabile la frattura creatasi tra le due metà del Tao, con l’elezione elitaria dell’una e il rifiuto pregiudiziale dell’altra. In altri termini il guaio nasce quando, all’interno di ogni coppia di opposti, uno dei due elementi diviene culturalmente prediletto (e quindi ricercato, inseguito, concupito, bramato, per tentare invano di possederlo). Con modalità analoghe ma opposte, l’altro elemento della coppia diviene ciò da cui cerco di fuggire in tutti i modi e con tutte le forze.
Questo che ho cercato di descrivere è il tradimento di una legge universale, e la morale che possiamo trarne suona più o meno nel modo seguente: “Ciò che insegui ti sfugge, ciò che sfuggi ti insegue”.
La iattura dell’uomo contemporaneo, all’apice del suo potere e della sua arroganza, è quella di bruciare l’esistenza correndo dietro ad una effimera metà. Solo la ricomposizione della coppia nella sua unità produce concretezza e sostenibilità. Se scisso – l’obiettivo cui tendo – non si mostra più reale di un pallido ectoplasma evanescente, ed il risultato che viene a crearsi è del tutto equivalente – anche se non sul piano della sofferenza che genera – alla corsa, instancabile e caparbio, del criceto sulla sua personale ruota.
La Via del Cerchio: come recuperare l’istruzione originaria
Come si ovvia a tutto questo? Come si recupera l’istruzione originaria? Attraverso l’instaurarsi di rapporti qualitativamente significativi e quindi numericamente gestibili che richiamino il senso e l’orgoglio di un’appartenenza. Esaminiamone insieme i punti salienti:
Sanare la schizofrenia tra gli opposti
Restituire il reale valore dell’alternanza, attraverso la comprensione che, nonostante tutto l’impegno che possiamo metterci, niente è eterno e quindi tutto transita verso il suo superamento. Quanto di meglio posso fare, col tempo che mi è dato, è “assecondare” al meglio tale processo.
Comprendere e gestire la propria Medicina
Comprendere e gestire, da parte di ognuno, con l’aiuto di un gruppo e senza l’azione corrosiva del giudizio, il proprio irripetibile spazio di significato. La Medicina. Spesso non conosciamo il luogo di espressione che mi attende perché non sappiamo quale sia la nostra espressione.
Mettere la Medicina al servizio della comunità
Mettere la propria Medicina al servizio della guarigione degli altri e di chi potrebbe, attraverso di essa, comprendere meglio la propria. Stabilire, mediante essa, una rete relazionale di mutuo servizio, in cui ognuno riscopra il proprio luogo e modo di interagire. La Ruota di Medicina dei Nativi.
Costruire un Centro comune
Stabilire con gli altri, i compagni di viaggio, progetti di crescita sinergica, stabilendo una casa comune – il Centro – che sia un proprio e personale “asse del mondo”, di natura comunitaria e federativa, che sintonizzi le antiche energie telluriche con i nuovi stimoli della modernità.
Inserire il progetto nelle leggi del Cosmo
Inserire il proprio progetto di vita comune – la Via del Cerchio – nelle leggi eterne che da sempre regolano la struttura stessa del Cosmo: il Ritmo delle Stagioni, il transito del Tempo, l’alternanza della veglia e del sonno; la passione per la Vita e la sua vitalità; la gioia dell’incontro conviviale e del racconto vivo delle Storie.
Far vivere il Rito e l’eredità
Far vivere e rivivere, attraverso l’esperienza del Rito, la comune appartenenza all’Uno e la ricerca della Sua Casa; insegnarla in modo vitale, diretto e non astratto, alle nuove generazioni; farle sentire protagoniste di un cammino in cui ognuno è coinvolto, ognuno è responsabile, ognuno è erede.
Il Cerchio federativo: un investimento nel futuro
Il Cerchio federativo, o Cerchio di Cerchi, rappresenta l’umanità nuova, l’investimento nel futuro. Esso trae linfa dall’insegnamento degli Antichi e, ancora di più, dal potere eterno della Madre e del Padre. Esso si apre al futuro ridefinendo il concetto stesso di modernità: l’infinita ricerca creativa dell’uomo, volta al benessere, alla tutela ed all’armonizzazione di tutto ciò che esiste di naturale. Esso si relaziona con fratelli e sorelle con i quali è numericamente possibile stabilire una comunicazione profonda che non sia dettata dalla logica del potere/sudditanza e del profitto/sfruttamento.
Alla Via del Cerchio non esistono alternative che non siano l’estinzione. Noi della Tribù di Casaruota proponiamo, nella piccolezza delle nostre risorse, l’esperienza del Cerchio, in una cornice di “Sciamanesimo Urbano” dove si fanno i conti quotidianamente con il degrado e la dipendenza, l’estraneità dalla Natura, l’insignificanza del proprio potere personale. Su questo sfondo riteniamo che i valori in cui crediamo possano contribuire a riaccendere una sottile fiammella di speranza che, unita a tante altre che sono sempre più diffuse nel mondo, accenda di sogno il grande rogo del futuro. Perché così era, così è e così tornerà ad essere.
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